lunedì 23 marzo 2020

A FUTURA MEMORIA

Tratto dall'editoriale del presidente dell'Ordine dei Medici di Milano sito  https://www.omceomi.it/medici del  marzo 2020

SUI MEDICI

A futura memoria “Écoutant, en effet, les cris d’allégresse qui montaient de la ville, Rieux se souvenait que cette allégresse était toujours menacée. Car il savait ce que cette foule en joie ignorait, et qu’on peut lire dans les livres, que le bacille de la peste ne meurt ni ne disparaît jamais, qu’il peut rester pendant des dizaines d’années endormi dans les meubles et le linge, qu’il attend patiemment dans les chambres, les caves, les malles, les mouchoirs et les paperasses, et que, peutêtre, le jour viendrait où, pour le malheur et l’enseignement des hommes, la peste réveillerait ses rats et les enverrait mourir dans une cité heureuse.” “Ascoltando, infatti, le grida d’allegria che salivano dalla città, Rieux ricordava che quell’allegria era sempre minacciata: lui sapeva quello che ignorava la folla, e che si può leggere nei libri, ossia che il bacillo della peste non muore né scompare mai, che può restare per decine di anni addormentato nei mobili e nella biancheria, che aspetta pazientemente nelle camere, nelle cantine, nelle valigie, nei fazzoletti e nelle cartacce e che forse verrebbe giorno in cui, per sventura e insegnamento agli uomini, la peste avrebbe svegliato i suoi topi per mandarli a morire in una città felice.” ALBERT CAMUS, La peste 4 INFORMAMI EDITORIALE ospedali. I medici di medicina generale della zona rossa (cioè dei paesi del lodigiano) ne hanno ricevuti in piccola quantità. Nulla è arrivato ai medici di medicina generale del resto della ATS Milano (e in diverse parti della Lombardia)! Non solo: i ricoverati aumentano e si intravede un problema anche e soprattutto nelle terapie intensive, i cui posti letto possono diventare rapidamente insufficienti, nel giro di pochi giorni o di poche ore. Domenica 23 ho contattato un funzionario regionale: alle mie rimostranze, mi spiegava che avevano pensato a contenere l’emergenza nel lodigiano e poi, da lunedì, avrebbero anche pensato ai medici del territorio!… A questo punto, direi che è già il caso di fare un primo parziale bilancio di ciò che è accaduto, soprattutto nella prospettiva di interventi futuri. Abbiamo visto e avuto conferma che le istituzioni politiche e amministrative sono abituate a non tenere in gran conto i medici e gli operatori sanitari. Nell’ordinaria amministrazione, un medico che va a casa di un paziente ammalato è considerato come un artigiano che deve riparare qualcosa che si è rotto in casa. Mica ha bisogno del contrassegno! Nell’emergenza, le decisioni non sembra vengano prese alla luce di ragionamenti di ordine scientifico, ma politico, e i medici e gli odontoiatri, semplicemente, non vengono considerati come coloro che sono in prima linea. Ci si ricorda, stancamente, che bisogna proteggerli solo quando questi si lamentano di essere lasciati da soli. La mancanza di coordinamento tra e nelle istituzioni è evidente e i messaggi che vengono inviati sono contraddittori e spesso contrastanti. Non solo, la mancanza di preparazione lascia sconcertati, poiché il mondo occidentale e il nostro Paese non sono nuovi a emergenze simili. Certo, SARS1 e MERS, per fortuna, non sono “esplose” in Occidente, ma il pericolo era evidente. Ebbene, l’incertezza può essere scusabile nelle prime ore della diffusione del contagio, ma non dopo una settimana! In sintesi: nell’immediato, vanno subito protetti adeguatamente gli operatori sanitari e va subito messo in atto un piano per fronteggiare il probabile aumento dei ricoveri, e da subito bisogna pensare a potenziare i posti letto delle terapie intensive, visto che, nel frattempo, le malattie ordinarie non vanno in vacanza. Le comunicazioni devono essere chiare e univoche e vanno sempre supportate dal fondato e concorde parere degli esperti. I brutti momenti che i medici stanno vivendo passeranno, ci si augura. La SARS-CoV2 diventerà un ricordo. Per il futuro, tuttavia, un Paese come il nostro e una Regione come quella in cui viviamo, non potranno non dotarsi di un piano di emergenza che permetta, in tempi molto rapidi, di porre in essere tutte le misure necessarie al diffondersi di un’altra epidemia. Da ultimo, fatemelo dire per l’ennesima volta: basta precari nei reparti ospedalieri e tra i ricercatori! Dotiamoci di un numero adeguato di medici di ruolo in forza agli ospedali pubblici e privati e di ricercatori che ci possano supportare nell’ordinaria e nella straordinaria amministrazione.

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