mercoledì 31 marzo 2021

Linfociti T


AlloVir

In poche settimane il virus SARS-CoV-2 ha raggiunto tutto il mondo. Gli scienziati stanno testando farmaci per trattare i malati, ma anche tecniche all’avanguardia per prevenire altre infezioni

Le strategie terapeutiche in sperimentazioni contro l’infezione COVID-19 sono molte e i farmaci vengono testati in trial clinici in tutto il mondo, aspettando la messa a punto di un vaccino adeguato. Le terapie più promettenti includono gli antivirali e gli anticorpi monoclonali, ma bisogna attendere i primi risultati per capire quali molecole saranno in grado di rispondere efficacemente all’emergenza da SARS-CoV-2. Un approccio innovativo contro i virus prevede di focalizzarsi sulle cellule del sistema immunitario e non su un farmaco. AlloVir, azienda statunitense da anni impegnata nello sviluppo di terapie cellulari, potrebbe ampliare la sua piattaforma per riuscire a prevenire infezioni virali come la COVID-19.

I linfociti T (anche chiamate cellule T) sono componenti fondamentali del sistema immunitario e forniscono protezione contro moltissimi virus e patogeni, dato che sono in grado di individuare e uccidere agenti o cellule individuate come estranee. In alcune categorie a rischio, ad esempio nei casi di trattamenti oncologici, trapianti, anziani e infezioni da HIV, i virus sono più pericolosi per l’organismo perché il sistema immunitario risulta indebolito. La tecnologia sperimentale di AlloVir si basa su proteine immunostimolanti naturali - chiamate citochine – combinate a frammenti non pericolosi del virus. I frammenti virali non sono in grado di infettare, ma possono stimolare le cellule T, facendole passare da uno stato di “riposo” ad uno stato “attivato” in cui iniziano ad espandersi. Le cellule T vengono poi fornite ai pazienti per ripristinare l’immunità e prevenire le infezioni. Ulteriore innovazione è la creazione di una banca di cellule T, conservate in stato di congelamento, da donatori selezionati: questo è possibile perché non è richiesta un’esatta corrispondenza immunologica tra donatore e ricevente. Questa tecnologia simula quello che accade quando il nostro organismo incontra un virus e permette ai pazienti di gestire le infezioni.

Le terapie destinate al ripristino e al mantenimento dell’immunità cellulo-mediata in pazienti colpiti da patologie virali - o a rischio di svilupparle - sono il focus dell’azienda fondata nel 2013, che ha già sviluppato Viralym-M (ALVR105). Quest’ultima è una terapia allogenica e specifica per le cellule T, in stadio avanzato di sviluppo, che ha come obiettivo sei virus che colpiscono comunemente gli immunodepressi: virus BK, citomegalovirus, adenovirus, virus Epstein-Barr (EBV), herpesvirus umano 6 e virus JC. Il 26 marzo l’European Medicines Agency (EMA) gli ha conferito la designazione di farmaco orfano come potenziale trattamento delle infezioni virali nei pazienti sottoposti a trapianto di cellule ematopoietiche. Oltre alla designazione di farmaco orfano, Viralym-M ha ottenuto la designazione PRIME (per le stesse indicazioni) dall'EMA e la designazione RMAT (Medicine Regenerative Medicine Advanced Therapy) per il trattamento della cistite emorragica causata dal virus BK in pazienti adulti e pediatrici a seguito di trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche dalla Food and Drug Administration (FDA) degli Stati Uniti.

Un secondo trattamento, basato sulla stessa tecnologia, è in fase di studio. La tecnologia, chiamata ALVR106 e inizialmente pensata per il virus sinciziale respiratorio, l’influenza, il virus della parainfluenza e il metapneumovirus umano, potrebbe essere efficace anche contro il SARS-CoV-2 e altri ceppi di coronavirus. La sperimentazione è ancora in fase iniziale, ma le prospettive sono interessanti.

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