mercoledì 31 marzo 2021

Un infermiere scrive una lettera sull'obbligo vaccinale



Un infermiere scrive una lettera sull'obbligo vaccinale


Ho visto su internet il testo di questa lettera inviata da un infermiere di un ospedale lombardo.

 Poiché mi ha particolarmente toccato, e la lettera é pubblica e anonima, mi permetto di ripubblicarla.

 Quanto qui scritto riporta un problema di molti, che ritengo valga la pena far conoscere, e tutto quanto detto corrisponde precisamente  alla mia opinione affermativa sul concedere, a questa categoria lavorativa tanto usurante e rischiosa per i suoi operatori, quanto altamente sociale, la possibilità di obiettare e scegliere di non osservare il disposto del prossimo d.l. suillobbligatorietà vaccinale, poiché affermerebbe obblighi troppo specifici e troppo tecnici, che solo gli stessi operatori, come ciascun individuo secondo le proprie specificità cliniche, possono decidere di osservare.

Affermo questa mia indicazione pubblica, perché la vaccinazione anticovid, annunciata come contenente  subunità proteiche o virus sia attenuati che inattivati, per essere definita  *raccomandabile*  per un operatore della sanità (o oer un individuo qialsiasi) che non sia già immune, dovrebbe essere proponibile come fortemente indicata, solo in seguito ad un pre-esame specifico, che lo SSN dovrebbe mettere a disposizione, almeno al personale medico e paramedico (ma anche a chiunque ne faccia esplicita richiesta), consistente in un antecedente test sierologico riguardante, oltre che la quantità di cellule IgG, IgA e IgM che forniscono il quadro storico anticorpale personale, anche il grado di  immunizzazione creata dai linfociti di tipo T, che sono quasi sempre esistenti in ciascun individuo, nonché in ultimo ma non meno importante la verifica allergologica individuale ai componenti del vaccino, qualunque sia la sua specificità, marca o caratteristica peculiare.

 Senza questo legittimo pre-esame, giustificativo della raccomandabilità della somministrazione vaccinale, ogni obbligo o ricatto regolamentare o legislativo imposto per l'inoculo di prodotti ancora sperimentali risulta essere manifestamente  inaccettabile, incostituzionale, pericoloso e controproducente, poiché semplicemente illogico e violante i diritti oggettivi e soggettivi dell'individuo interessato.

Ecco la lettera:

Salve, mi presento, sono un infermiere che lavora in un ospedale della Lombardia e svolgo questa professione da circa 10 anni.  Inizio con lo scusarmi del mio scritto rivolte a lei, indirizzato a questa e-mail legata alla sua attività di docente universitario: molto probabilmente non è il contatto più appropriato ma non avrei saputo in altro modo come farle giungere il mio pensiero (a cui tengo, per la stima che nel tempo ha saputo conquistare). Un pensiero colmo di angosce, timori per un’etica che sta per essere frantumata con il prossimo decreto sull’obbligo vaccinale per noi sanitari (e spero a noi si fermi). Non solo l’etica, quest’angoscia riguarda in egual misura la tanto “messianica” Scienza: le evidenze o la mancanza di esse non vengono realmente considerate e passano in secondo piano rispetto a interessi di ben altro tipo. Così è ormai consuetudine, attraverso un vero bombardamento mediatico che ha instillato nelle persone la “convinzione”, priva di fondamenti scientifici, che queste nuove terapie denominate per “comodità” vaccini permettono, una volta inoculati, di garantire la tanto agognata immunità sterilizzante, impedendo al vaccinato di contagiare. L’efficacia del vaccino (termine sulla quale lo stesso governo/stampa altera il senso originale, ovvero ridurre l’insorgenza di sintomi COVID-19 importanti) è ormai “confusa” con la sua capacità di bloccare il contagio e con questa falsità (almeno secondo le attuali evidenze) si inizia l’opera di sottrazione dei diritti cardine dell’uomo, in questa fase dei sanitari.

 Ho desiderato contattarla perché ho avuto modo di seguirla nell’ultimo anno, prima su FB, ora su Sfero, Telegram e i suoi numerosi lavori. Sta dando una grossa mano a molta gente desiderosa di capire, di essere persone informate e quindi cittadini che aumentano la loro consapevolezza su argomenti di fondamentale importanza. Ho desiderato contattarla perché io, come infermiere che ha sempre declinato l’appellativo di eroe e come cittadino che sente lesi i suoi più importati diritti, non so come potrò reagire e farmi valere con l’imminente obbligo vaccinale. Il provvedimento sarà da valutare una volta emanato ma non giriamoci intorno, si sta instaurando un regime dittatoriale che non si basa né sulla scienza, né su reali necessità che non siano interessi economici e l’evidente obiettivo di sviluppare/fortificare un vero e proprio regime di controllo (in barba a quanto dichiarato dal Consiglio d'Europa a Gennaio). Lei è uno tra i pochi intellettuali/professionisti del settore nel nostro paese che ha sempre mostrato di non sottostare a null’altro non sia l’onestà intellettuale, valorizzando ciò verso la quale la “vera scienza” dovrebbe ambire, il “benessere” della persona e della collettività (e non solo, in un’ottica più estesa e non meno importante).

 Io e i pochi colleghi che abbiamo rifiutato di vaccinarci, lo abbiamo fatto perché ci siamo documentati e abbiamo optato per una scelta facendo le nostre valutazioni, senza mai mettere in discussione la scelta altrui e devo dire che anche la mia azienda, quantomeno il mio presidio ospedaliero, non ci ha mai fatto pressioni in tal senso. Tra l’altro, posso tranquillamente affermare che lo Pfizer ha causato molti eventi avversi (ricordo che in un paio di giorni, solo nel mio reparto, alcuni colleghi hanno dovuto ricorrere ad alcuni giorni di malattia per importanti malesseri, vomito ecc e innumerevoli altri casi) nell’ospedale dove lavoro e ciò non ha certo favorito un mio ripensamento (e la farmacovigilanza? Risulteranno conteggiati questi casi?). Dai miei approfondimenti ho anche scoperto che per quanto riguarda la sicurezza che il datore di lavoro deve assicurare sul posto di lavoro, il suo intervento, considerando la legislazione di riferimento nel suo insieme, deve essere di natura “tecnica” e non include obbligare il lavoratore ad assumere un vaccino che, invece, dev’essere “messo a disposizione” (e ciò preclude alla obbligatorietà).

 Purtroppo, il rischio di perdere il lavoro è un fardello, un ricatto che ci mette in seria difficoltà. Anche la possibilità di cambiare mansione, in relazione a inesattezze sull'eventualità di contagiare o meno colleghi e pazienti grazie ai vaccini, mortifica la persona nel profondo. Non abbiamo grandi opportunità di far valere la nostra voce. Posso dire di sentirmi “violentato”, so è un termine forte e anche irrispettoso per chi ha subito vere e proprie violenze e me ne scuso pensando a chi ne è stato vittima, ma è come mi sento. Sono, come tanti un cittadino che si è impegnato nello studio per interessi e per ottenere una posizione funzionale alla società, ci siamo illusi di essere persone importanti nel proprio piccolo perché la comunità è composta dal singolo. Eppure, a quanto pare le evidenze scientifiche contano poco, l’etica diviene un valore trascurabile e ne viene creata una fasulla, che verte su basi volutamente inesatte per giustificare scelte finalizzate non certo alla salute. Così fosse (mi permetto di avanzare un mio parere), vaccinare solo i soggetti fragili, e iniziare subito a farlo, avrebbe garantito un tasso di mortalità probabilmente molto inferiore (la fascia di popolazione a rischio in che percentuale è stata vaccinata?) e non vaccinare i soggetti sani avrebbe scongiurato il rischio di inutili eventi avversi (e i rischi a medio e lungo termini di terapie come ad es. quelle vertenti sull’ mRNA, incognite mosse addirittura dal responsabile dell’Istituto di Genetica in Francia). Nell’ottica dell’obbligo, in base al mio pensiero, l’idea di un vaccino a subunità proteiche come Novavax sarebbe stata più accettabile ma siamo lontani dal suo utilizzo e in più, in ogni caso, non c’è possibilità di scelta in base alle proprie preferenze.

 Varrà poco, ma ci tenevo farle conoscere cosa stiamo vivendo e come ci sentiamo, credo possa riassumere lo stato d’animo di molti miei colleghi nella medesima situazione. La serenità è andata persa e la speranza di contrastare e superare la pandemia barattandola con la propria libertà, svilisce la nostra vitalità (ma non la professionalità) e la speranza in un futuro dove i valori umani avrebbero dovuto rappresentare una solida certezza.

 Per dire grazie a questa attività di divulgazione  e informazione, nonché di monito per la salvaguardia dei nostri diritti puoi contribuire con un piccolo gesto di solidarietà.


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Lettera di un infermiere sull'obbligo vaccinale 

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